lunedì 14 marzo 2011

Il Salento

Itinerari

Alle colonne romane di Torre Chianca e Isola della Malva

Masseria Trappeto
Categoria: Itinerari di Cicloamici Lecce
Lecce, Valle della Cupa, Terra di Arneo, area Marina Protetta di Porto Cesareo, Isola della Malva, sulla via del ritorno Masseria Zanzara.
Partendo da Lecce pedaleremo in direzione dello Jonio con destinazione Torre Chianca, località costiera inclusa nell’area Marina Protetta di Porto Cesareo. Il percorso si svolgerà dalla Valle della Cupa alla Terra di Arneo, tra vasti appezzamenti di vigneti e uliveti, su strade poderali poco trafficate. Attraverseremo gli agri di Arnesano, Carmiano, Leverano, Veglie e Nardò pedalando in un’antica zona palustre sottoposta a bonificata fin dal tardo ‘800, e oggi attraversata da canali scavati per favorire il deflusso delle acque piovane nelle vore.
Lungo il tragitto vedremo una curiosa abitazione con numerosi orologi esterni e dopo una rinfrescante sosta ad una fontanella, oggetto alquanto insolita per le sperdute campagne salentine, visiteremo la bellissima
Masseria Trappeto (XVI-XVII sec. d.C.) che rappresenta un vero simbolo dell’architettura rurale fortificata nel Salento per la sua imponenza e le ricche decorazioni che le conferiscono un aspetto gentilizio. Originale è la collocazione del trappeto epigeo posto alla base della torre. Singolare è anche il camminamento di ronda lungo il muro perimetrale esterno. Particolarmente interessante è la torre colombaia a base quadrata. Purtroppo il complesso masserizio verte in uno stato di abbandono e meriterebbe maggiore tutela da parte dalle istituzioni.
Dopo quasi tre ore giungeremo a destinazione: la torre costiera di Torre Chianca o di Santo Stefano (XVI sec. d.C.) eretta dagli spagnoli a difesa del territorio dalle incursioni dei pirati Saraceni. Si tratta di una delle più grandi del Salento, con una base di m 15,60 per lato e un’altezza di m 18. Nella seconda guerra mondiale fu utilizzata dal Reggio Esercito Italiano come postazione di artiglieria, e dopo l’armistizio divenne un bersaglio per l’addestramento dei piloti tedeschi che lanciarono bombe di cemento dai cacciabombardieri Stuka di base a Leverano (Le). Sono ancora visibile le ammaccature causate da questi bombardamenti, ed è un vero miracolo che la fortificazione sia giunta quasi intatta ai nostri giorni, considerando i numerosi crateri lasciati dalle bombe sull’antistante Isola della Malva, così chiamata per la consistente presenza di malva arborea (Lavatera arborea). L’isolotto è caratterizzato da una scogliera secca e salmastra, di colore grigio scuro con numerose pozze di acqua marina sul versante del mare aperto, ed è raggiungibile a piedi attraverso un basso fondale, e vale la pena farsi una camminata in acqua per godersi l’incantevole spiaggetta.
Sempre nel mare antistante Torre Chianca ci immergeremo a circa m 50 dalla riva e
m 5 di profondità per ammirare le Colonne Romane (II-III sec. d.C.).
Sono dei monoliti di marmo caristio (“marmor carystium", ossia "marmo di Karystos”, una localita’ costiera dell’isola di Eubea in Grecia), denominato anche marmo cipollino per il suo colore bianco con venature grigio-verdi molto ondulate. Sono sette con un diametro variabile fra i cm 70 ed i cm 100 e della lunghezza di circa m 9 e si presentano rozzamente sbozzate; probabilmente erano prodotti semilavorati che venivano rifiniti dopo la messa in opera, secondo una prassi comune nell'antichità. Oggi sono visibili solo cinque delle sette colonne, ed un grande blocco marmoreo squadrato e sono in buono stato di conservazione; solo una colonna presenta una lunga lesione trasversale. La loro posizione perfettamente parallela, affiancate l’una all’altra in direzione della via navigabile verso l’insenatura di “Scalo di Furno”, fa pensare ad un naufragio che avrebbe consentito alle colonne di rimanere adagiate, così come erano disposte nella stiva della nave proveniente dall’Egeo. Chissà quale tempio o villa romana avrebbero abbellito con il loro pregiato marmo, e quale fu la causa del naufragio.
Nel tardo pomeriggio ci dirigeremo verso la collinetta Zanzara (67 m s.l.m), inconfondibile punto di riferimento per i due enormi serbatoi di acqua che la sovrastano. In quel punto la condotta principale Sele-Calore dell’Acquedotto Pugliese si biforca verso Lecce e il sud Salento. Da questa altura potremo ammirare la Pianura Salentina e rimarrete stupiti dall’estensione e bellezza di questo bassopiano. Proseguiremo poi verso la Masseria fortificata Zanzara (XVI sec. d.C.) per ammirare un maestoso albero di fitolacca (Phytolacca dioica)
e quindi riprendere la via del ritorno per Lecce, sempre percorrendo strade poco trafficate.
 

Furni e masserie: il villaggio di pietra di Morige

Masseria Ravenna
Categoria: Itinerari di Avanguardie
Galatone (LE): Masseria Morige grande - Masseria Tre Pietre - Masseria Ravenna
La presenza di piccoli edifici in pietra a secco, chiamati casedde, pagghiare, furni, truddi a seconda delle zone, caratterizza tutto il Salento. La particolare concentrazione di queste strutture nella contrada Corillo (a ovest di Galatone) è il fil rouge di un percorso che infila masserie e pagghiare come perle di una collana. Questo itinerario incontra una grande varietà di luoghi ed edifici che un tempo erano centro di vita e ora, troppo spesso, sono desolatamente abbandonati. Il tempo, senza fare distinzioni, ha posato la sua impronta su strutture nobili e popolari.
Tra queste, talvolta grandi, immense, piccole, strane, diroccate, intere, sempre uniche ed irripetibili troviamo vecchi tratturi, piste e tracciati, gli stessi che in passato hanno visto sfilare i soldati romani ed i commercianti medioevali. Ancora pietre, sempre pietre. Camminando in loro compagnia possiamo sentire l’eco delle voci di chi le ha raccolte, innalzate, calpestate, vissute.
Si parte dal margine del “villaggio di pietra” nei pressi di Masseria Morige, un insieme di casupole in pietra a secco che resiste caparbio al tempo e all’edilizia moderna. Camminando nella gariga e percorrendo l’antica viabilità che connetteva tra loro le masserie si raggiungono Masseria Tre Pietre e Masseria Ravenna, con la bella torre colombaia. Attraversando gli uliveti raggiungiamo un altro villaggio di pietra per poi fare ritorno al punto di partenza lungo antichi tratturi.
 

Itinerari

Monaci e Monacelli

Carraia
Categoria: Itinerari di Avanguardie
Squinzano e Lecce (LE): Abbazia di Cerrate - Masseria Monacelli - Masseria Giampaolo
Questo itinerario, sospeso tra terra e mare, parte dall’abbazia di S. Maria a Cerrate, attraversa i terreni coltivati mille anni fa dai monaci e alcuni degli uliveti più antichi della provincia. Un piccolo bosco di querce appare pochi passi dopo la partenza sorprendendo con la sua bellezza e la sua sacralità animistica. Ci poniamo una domanda: è un caso la presenza di ordini religiosi nei pressi dell’antica foresta di Lecce o il loro incessante lavoro di dissodamento fu un tentativo di esorcizzare l’idolatria e atavici culti pagani che risiedevano nei boschi sacri come questo che stiamo attraversando?
Lungo sentieri e traturi, tra ciuffi di timo profumato e cisti colorati raggiungiamo le candite spiagge dell’adriatico. Facciamo qualche passo a ridosso delle dune, tra l’onda e la risacca, per poi muoverci verso l’interno. Sulla strada che ci riporta a Cerrate percorriamo carraie, incontriamo masserie, un grande frantoio ipogeo e, giunti alla conclusione, cogliamo l’occasione per visitare il museo della civiltà contadina ospitato all’interno degli spazi dell’abbazia.
Poiché il trekking attraversa la proprietà della Tenuta Monacelli è bene informarli del passaggio.
Informazioni sul percorso
Mezzi consigliati: a piedi
Lunghezza: 12 Km
Tempo di percorrenza: 3 h
Difficoltà: turistica (priva di segnaletica)
Come arrivare: dalla superstrada Brindisi - Lecce uscire allo svincolo di Squinzano e proseguire verso il mare lungo la strada provinciale Squinzano-Casalabate. Il complesso di Cerrate si trova sulla destra per chi procede verso il mare.
Parcheggio auto: area sterrata esterna al complesso di Cerrate

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lunedì 14 marzo 2011

Il Salento

Itinerari

Alle colonne romane di Torre Chianca e Isola della Malva

Masseria Trappeto
Categoria: Itinerari di Cicloamici Lecce
Lecce, Valle della Cupa, Terra di Arneo, area Marina Protetta di Porto Cesareo, Isola della Malva, sulla via del ritorno Masseria Zanzara.
Partendo da Lecce pedaleremo in direzione dello Jonio con destinazione Torre Chianca, località costiera inclusa nell’area Marina Protetta di Porto Cesareo. Il percorso si svolgerà dalla Valle della Cupa alla Terra di Arneo, tra vasti appezzamenti di vigneti e uliveti, su strade poderali poco trafficate. Attraverseremo gli agri di Arnesano, Carmiano, Leverano, Veglie e Nardò pedalando in un’antica zona palustre sottoposta a bonificata fin dal tardo ‘800, e oggi attraversata da canali scavati per favorire il deflusso delle acque piovane nelle vore.
Lungo il tragitto vedremo una curiosa abitazione con numerosi orologi esterni e dopo una rinfrescante sosta ad una fontanella, oggetto alquanto insolita per le sperdute campagne salentine, visiteremo la bellissima
Masseria Trappeto (XVI-XVII sec. d.C.) che rappresenta un vero simbolo dell’architettura rurale fortificata nel Salento per la sua imponenza e le ricche decorazioni che le conferiscono un aspetto gentilizio. Originale è la collocazione del trappeto epigeo posto alla base della torre. Singolare è anche il camminamento di ronda lungo il muro perimetrale esterno. Particolarmente interessante è la torre colombaia a base quadrata. Purtroppo il complesso masserizio verte in uno stato di abbandono e meriterebbe maggiore tutela da parte dalle istituzioni.
Dopo quasi tre ore giungeremo a destinazione: la torre costiera di Torre Chianca o di Santo Stefano (XVI sec. d.C.) eretta dagli spagnoli a difesa del territorio dalle incursioni dei pirati Saraceni. Si tratta di una delle più grandi del Salento, con una base di m 15,60 per lato e un’altezza di m 18. Nella seconda guerra mondiale fu utilizzata dal Reggio Esercito Italiano come postazione di artiglieria, e dopo l’armistizio divenne un bersaglio per l’addestramento dei piloti tedeschi che lanciarono bombe di cemento dai cacciabombardieri Stuka di base a Leverano (Le). Sono ancora visibile le ammaccature causate da questi bombardamenti, ed è un vero miracolo che la fortificazione sia giunta quasi intatta ai nostri giorni, considerando i numerosi crateri lasciati dalle bombe sull’antistante Isola della Malva, così chiamata per la consistente presenza di malva arborea (Lavatera arborea). L’isolotto è caratterizzato da una scogliera secca e salmastra, di colore grigio scuro con numerose pozze di acqua marina sul versante del mare aperto, ed è raggiungibile a piedi attraverso un basso fondale, e vale la pena farsi una camminata in acqua per godersi l’incantevole spiaggetta.
Sempre nel mare antistante Torre Chianca ci immergeremo a circa m 50 dalla riva e
m 5 di profondità per ammirare le Colonne Romane (II-III sec. d.C.).
Sono dei monoliti di marmo caristio (“marmor carystium", ossia "marmo di Karystos”, una localita’ costiera dell’isola di Eubea in Grecia), denominato anche marmo cipollino per il suo colore bianco con venature grigio-verdi molto ondulate. Sono sette con un diametro variabile fra i cm 70 ed i cm 100 e della lunghezza di circa m 9 e si presentano rozzamente sbozzate; probabilmente erano prodotti semilavorati che venivano rifiniti dopo la messa in opera, secondo una prassi comune nell'antichità. Oggi sono visibili solo cinque delle sette colonne, ed un grande blocco marmoreo squadrato e sono in buono stato di conservazione; solo una colonna presenta una lunga lesione trasversale. La loro posizione perfettamente parallela, affiancate l’una all’altra in direzione della via navigabile verso l’insenatura di “Scalo di Furno”, fa pensare ad un naufragio che avrebbe consentito alle colonne di rimanere adagiate, così come erano disposte nella stiva della nave proveniente dall’Egeo. Chissà quale tempio o villa romana avrebbero abbellito con il loro pregiato marmo, e quale fu la causa del naufragio.
Nel tardo pomeriggio ci dirigeremo verso la collinetta Zanzara (67 m s.l.m), inconfondibile punto di riferimento per i due enormi serbatoi di acqua che la sovrastano. In quel punto la condotta principale Sele-Calore dell’Acquedotto Pugliese si biforca verso Lecce e il sud Salento. Da questa altura potremo ammirare la Pianura Salentina e rimarrete stupiti dall’estensione e bellezza di questo bassopiano. Proseguiremo poi verso la Masseria fortificata Zanzara (XVI sec. d.C.) per ammirare un maestoso albero di fitolacca (Phytolacca dioica)
e quindi riprendere la via del ritorno per Lecce, sempre percorrendo strade poco trafficate.
 

Furni e masserie: il villaggio di pietra di Morige

Masseria Ravenna
Categoria: Itinerari di Avanguardie
Galatone (LE): Masseria Morige grande - Masseria Tre Pietre - Masseria Ravenna
La presenza di piccoli edifici in pietra a secco, chiamati casedde, pagghiare, furni, truddi a seconda delle zone, caratterizza tutto il Salento. La particolare concentrazione di queste strutture nella contrada Corillo (a ovest di Galatone) è il fil rouge di un percorso che infila masserie e pagghiare come perle di una collana. Questo itinerario incontra una grande varietà di luoghi ed edifici che un tempo erano centro di vita e ora, troppo spesso, sono desolatamente abbandonati. Il tempo, senza fare distinzioni, ha posato la sua impronta su strutture nobili e popolari.
Tra queste, talvolta grandi, immense, piccole, strane, diroccate, intere, sempre uniche ed irripetibili troviamo vecchi tratturi, piste e tracciati, gli stessi che in passato hanno visto sfilare i soldati romani ed i commercianti medioevali. Ancora pietre, sempre pietre. Camminando in loro compagnia possiamo sentire l’eco delle voci di chi le ha raccolte, innalzate, calpestate, vissute.
Si parte dal margine del “villaggio di pietra” nei pressi di Masseria Morige, un insieme di casupole in pietra a secco che resiste caparbio al tempo e all’edilizia moderna. Camminando nella gariga e percorrendo l’antica viabilità che connetteva tra loro le masserie si raggiungono Masseria Tre Pietre e Masseria Ravenna, con la bella torre colombaia. Attraversando gli uliveti raggiungiamo un altro villaggio di pietra per poi fare ritorno al punto di partenza lungo antichi tratturi.
 

Itinerari

Monaci e Monacelli

Carraia
Categoria: Itinerari di Avanguardie
Squinzano e Lecce (LE): Abbazia di Cerrate - Masseria Monacelli - Masseria Giampaolo
Questo itinerario, sospeso tra terra e mare, parte dall’abbazia di S. Maria a Cerrate, attraversa i terreni coltivati mille anni fa dai monaci e alcuni degli uliveti più antichi della provincia. Un piccolo bosco di querce appare pochi passi dopo la partenza sorprendendo con la sua bellezza e la sua sacralità animistica. Ci poniamo una domanda: è un caso la presenza di ordini religiosi nei pressi dell’antica foresta di Lecce o il loro incessante lavoro di dissodamento fu un tentativo di esorcizzare l’idolatria e atavici culti pagani che risiedevano nei boschi sacri come questo che stiamo attraversando?
Lungo sentieri e traturi, tra ciuffi di timo profumato e cisti colorati raggiungiamo le candite spiagge dell’adriatico. Facciamo qualche passo a ridosso delle dune, tra l’onda e la risacca, per poi muoverci verso l’interno. Sulla strada che ci riporta a Cerrate percorriamo carraie, incontriamo masserie, un grande frantoio ipogeo e, giunti alla conclusione, cogliamo l’occasione per visitare il museo della civiltà contadina ospitato all’interno degli spazi dell’abbazia.
Poiché il trekking attraversa la proprietà della Tenuta Monacelli è bene informarli del passaggio.
Informazioni sul percorso
Mezzi consigliati: a piedi
Lunghezza: 12 Km
Tempo di percorrenza: 3 h
Difficoltà: turistica (priva di segnaletica)
Come arrivare: dalla superstrada Brindisi - Lecce uscire allo svincolo di Squinzano e proseguire verso il mare lungo la strada provinciale Squinzano-Casalabate. Il complesso di Cerrate si trova sulla destra per chi procede verso il mare.
Parcheggio auto: area sterrata esterna al complesso di Cerrate

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